Română | Italiano
HomeNotizie201715 Aprile: Lettera Pastorale di SB. Card. Lucian Mureşan per la Festa della Risurezione ...
Archivio foto
Anno: 2021 » Evento: La comunità di Padova partecipa alla Solennità di Pentecoste in rito latino » Titolo: 11701.jpg

Anno: 2021

Evento: La comunità di Padova partecipa alla Solennità di Pentecoste in rito latino

Titolo: 11701.jpg

Notizie

Lettera Pastorale di SB. Card. Lucian Mureşan per la Festa della Risurezione del Signore

Lettera Pastorale di SB. Card. Lucian Mureşan per la Festa della Risurezione del Signore

† Lucian Cardinale
per Grazia e misericordia del Buon Dio,
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma,
Greco-Cattolica,
in piena comunione di fede
con la Santa Sede Apostolica di Roma
All’Onorato clero concelebrante,
ai pii monaci ed alle pie monache,
ai diletti fedeli greco-cattolici
e ai tutti i fedeli che amano Dio,
Diletti fedeli,
Come ogni anno, il periodo del Grande Digiuno ha condotto ciascuno di noi al momento cruciale della Fede, la Risurrezione. Rispettando il passo di ciascuno, più lungo o più corto, rispettando la condizione e lo stato tanto diverso, il Signore ha aiutato tutti noi a fare un pellegrinaggio simbolico di quaranta giorni. Usciti dall’Egitto del peccato, abbiamo avuto la sorte del passaggio spirituale attraverso il Mar Rosso sulle tracce del Popolo Eletto; usciti dal mondo che ci attornia, siamo stati invitati ad entrare nel deserto e che ci mette dinnanzi alle nostre debolezze ed impotenze, la via ci è stata aperta verso ciò che è stato rinnovato. Rivivendo tutti questi momenti carichi di significati pasquali, ci prepariamo anno dopo anno verso il Grande Passaggio in cui i simboli lasceranno il posto alla vera Vita, e dagli occhi nostri cadrà il velo che ci impedisce di vedere Dio faccia a faccia.
Così, la Festa di Pasqua ci fa passare, ogni anno attraverso la Quaresima e la penitenza, nel porto della gioia per essere con il Dio vivente. Ci potremmo chiedere in modo legittimo: perché ogni anno? Perché è necessaria questa ripetizione ciclica? Da una parte perché constatiamo continuamente la morte di Gesù sulla Croce dell’indifferenza degli uomini. Lungo i secoli, l’eco che grida dalla corte lastricata di pietre, riecheggia nelle nostre vite e nelle nostre società, come un continuo invito alla ribellione: “ Noi non abbiamo come re che Cesare”. D’altra parte, anche oggi, molti re seggono sul trono di Dio. E questi nuovi re hanno la pretesa di essere serviti e venerati. I vitelli d’oro dei nostri giorni, si chiamano edonismo, consumismo o relativismo, ma la loro essenza è sempre la stessa: un sostituto, un surrogato del vero Re, del vero Dio.
La nostra Chiesa Greco-Cattolica conosce bene quello che significa la Via Crucis e quello che significhi la crocefissione e la messa nel sepolcro. Come al Divin Salvatore anche alla Sua Chiesa le porte dell’Ade hanno gridato: “Scendi dalla Croce”: I nostri Vescovi martiri, che presto speriamo siano elevati agli onori degli Altari, sono semi di speranza, di amore e di fede per noi, perché hanno saputo adorare solo il Signore. Hanno saputo temere solo il peccato ed il tradimento che li avrebbe separati da Lui. Hanno guadagnato la corona di martiri senza aver paura di coloro che non possono uccidere che il corpo, ma che sono impotenti dinnanzi alle grandi anime. Il loro martirio è il nostro tesoro dinnanzi alla morte e grazie a loro la nostra Pasqua ha una luce più viva.
Il Vangelo ci presenta la Risurrezione del Signore attraverso la testimonianza di coloro che sono, in un modo o nell’altro, presenti: la Santa Madre [di Dio] e le Sante Donne che lo accompagnano sulla via del Calvario sino al Sepolcro ed al di là di questo: gli apostoli, più coraggiosi o impauriti, sulla via, ritornando dalla via, crocifissi anche loro tra le loro speranze messianiche ed il piano misterioso del Padre, i farisei; i dignitari, gli scribi, conoscitori ed in fondo destinatari delle profezie, mandano con indifferenza alla morte Quello atteso da secoli; i soldati romani che portano a compimento la condanna. In tutte queste categorie o in altre, possiamo rispecchiare anche noi stessi, troviamo parti più luminose o oscure della nostra anima, con la nostra anima non divisa o spezzata dai peccati e dalle prove di questo mondo. Assieme con la Madre Santa possiamo condurre tutta la nostra vita e tutti questi cocci dell’anima ai piedi della Croce, per ricevere il perdono, la guarigione e la salvezza.
È un vero motivo di speranza vedere che tra i soldati ed tra i membri del Sinedrio e tra i ladroni crocifissi assieme a Gesù, lo Spirito Santo ispira ed illumina i cuori umili ed aperti. Nicodemo, il centurione romano, e il ladrone di destra ci dicono che non esiste stato e condizione umana in cui la misericordia di Dio non possa giungere. Rallegriamoci quindi in questo giorno perché” questo è il giorno che ha fatto il Signore” (Sal. 117, 24) per noi. Nessuno è escluso, nessuno è emarginato, il vitello è abbastanza perché nessuno resti affamato, come ci dice San Giovanni Crisostomo. Tutti diveniamo portatori della vittoria che Cristo ha portato al mondo; con la morte ha calpestato la morte, rivestiti della gloria del Salvatore, rivestiti degli abiti dell’amore e del perdono.
La Chiesa nei suoi inni, canta la grande Festa di Pasqua come la festa delle feste, la corona dell’anno liturgico ed il fondamento della Fede. Nella Parola del Signore che è risuonata nella notte trascorsa nella Liturgia di Pasqua, troviamo la consolazione più profonda: “Ecco. Io sono con Voi, in tutti i giorni, sono alla fine dei secoli”.
Cari fedeli,
La condanna a morte è un modo concreto di eliminare una persona. Nell’antichità, se il condannato era una persona celebre ( il ricordo di quelli che erano anonimi si perdeva in un certo qual modo, nelle tenebre dell’oblio), e per motivi considerati del tutto gravi, la pena di morte si accompagnava con la cosiddetta “damnatio memoriae et nominis” : la cancellazione non solo del nome, ma anche della memoria del condannato. Quella persona non era in nessun modo ricordata ed ogni cosa che questi avesse realizzato veniva annientata. Solamente allora la morte era considerata “completa” , e quello che era stato condannato finiva per essere condannato anche dallo scorrere della storia! Per questo, ogni volta in cui cantano “Cristo è risorto”, i cristiani stracciano il corso della storia, mettendo addirittura al centro della loro predicazione il ricordo di Gesù condannato a morte ed all’oblio, come pure l’invocazione del Suo nome, “dinnanzi al Quale si piega ogni ginocchio”.
La provocazione che rivolge la festa della Risurrezione a ciascuno di noi. è quella descritta nell’incontro nel Giardino nella Resurrezione: Maria di Magdala avrebbe confuso il Signore con un semplice giardiniere. In modo simile due discepoli sulla via verso Emmaus non riconoscono Gesù Risorto, quando cammina con loro sulla via, ma solo dallo spezzare il pane. Con la stessa “cecità” si confrontano i sette discepoli che, ritornando al loro mestiere di pescatori, dopo un’intera notte di pesca scorgono un uomo sulla riva, ma “non sapevano che fosse Gesù” ad eccezione del “discepolo che Gesù amava” e che, riconoscendolo, esclama verso Pietro: “È il Signore”. A questo punto, ci possiamo chiedere come i discepoli non abbiano riconosciuto il Signore Risorto! Era forse il suo aspetto tanto mutato da non assomigliare al Maestro con cui avevano vissuto tutto quel tempo? Troviamo la risposta nella stessa natura del grande miracolo di Pasqua. La Risurrezione di Gesù trasforma in modo totale la storia dell’umanità, però rimane in essenza un fatto soprannaturale, misterioso, trascendente, al di là della nostra possibilità di comprendere.
Diletti figli spirituali,
Per riconoscere Cristo Risorto non bastava averlo riconosciuto prima, aver percorso le strade della Palestina, averlo ascoltato mentre predicava, o aver preso l’ Ultima Cena con Lui. No! Era necessario per Maria Maddalena, per gli Apostoli, ma anche per noi, un altro genere di comprensione e di riconoscimento, una conoscenza superiore, attraverso la fede. La Risurrezione del Signore gloriosa e sempre misteriosa si rivolge non tanto agli occhi dei nostri corpi, ma agli occhi della fede: quella fede rafforzata per mezzo dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli avrebbero ricevuto il coraggio e l’energia di uscire dai loro nascondigli, di affrontare ogni rischio e pericolo, per predicare il Signore Risorto.
L’incontro tra lo spirito cristiano ed il Signore Gesù, nel Giardino della Risurrezione, mette in crisi tutto il nostro insieme di sistemi e di certezze. Come il gruppo di discepoli spaventati, sentiamo la voce della Chiesa che annunzia la Buona Novella e viviamo con il rischio di non vedere nella Presenza mistica nient’altro che un semplice giardiniere. Solo aprendo le vite alla voce di Colui Che chiama ciascuno di noi con il nostro nome, come Maria Maddalena, ci potremmo riempire della gioia della Fede, annunziando con entusiasmo a tutti: Sì, il Signore è risorto veramente! Venite e prendete la gioia!
Assieme con sua Eccellenza Mons. Claudiu, vescovo della Curia dell’Arcivescovado maggiore, inviamo a tutti voi la gioia pasquale!
Cardinal † Lucian
Arcivescovo e Metropolita
Arcivescovo Maggiore
Traduzione dal romeno: prof. Giuseppe Munarini
+ PF card. Lucian Mureşan

Per inviare una notizia, si prega di utilizzare questo  formulario.